COVID-19 e salute mentale: crescono ansia e depressione

Mondo 鶹ýAV߿ Marzo 29, 2022

Contesti ad alto stress mettono più a rischio le persone con bassa resilienza e i giovani. A due anni dalla prima ondata pandemica, è quanto emerge dallo studio del Dipartimento di Scienze Biomediche di 鶹ýAV߿ University, insieme al Centro per i Disturbi d’Ansia e di Panico di 鶹ýAV߿ San Pio X, appena pubblicatosul The Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences del’American Neuropsychiatric Association. Risultati ottenuti con un approccio Machine Learning.

Le persone con minor esperienza nel’affrontare eventi stressanti sono state le più colpiti da disturbi depressivi(8%) eansiosi(11%) durante le prime fasi della pandemia: è quanto emerge dallo studio realizzato da 鶹ýAV߿ Universitye dalCentro per i Disturbi d’Ansia e di Panico del’ospedale 鶹ýAV߿ San Pio Xpubblicato su The Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences ().

L’obiettivo della ricerca, svolta applicando tecniche diMachine Learning, eraidentificare i gruppi di popolazione più vulnerabiliallo scopo dipotenziare le strategie e le campagne di interventi pubbliciper mitigare gli effetti dannosi della pandemia sulla salute mentale come, ad esempio, il bonus psicologo 2022.

Lo studio “Predicting New-Onset Psychiatric Disorders Throughout the COVID-19 Pandemic: A Machine Learning Approach”, guidato dal prof. Giampaolo Perna e coordinato dalla dott.ssa Daniela Caldirola, si basa suidati di un sondaggio onlinedistribuito dai ricercatori tra la popolazione italiana durante le prime due ondate pandemiche dimaggio-giugno 2020esettembre-ottobre 2020. Dei 3532 partecipanti maggiorenni, 736, di cui ’80% donne, sono risultati idonei a partecipare in quanto persone che, prima della pandemia, non avevano mai sofferto per un disturbo mentale e non avevano contratto il Covid.

«I dati confermano ’impatto negativo della pandemia sul benessere psicologico– dichiara ilprof. Giampaolo Perna docente di 鶹ýAV߿ University e Responsabile del Centro per i Disturbi d’Ansia e di Panico di 鶹ýAV߿ San Pio X. Hanno sviluppato undisturbo mentalerispettivamente il 16% e il 18,6% dei partecipanti nella prima e nella seconda ondata, manifestando soprattuttodisturbi depressivi(8%) eansiosi (11%). Inoltre si è registrato un aumento della difficoltà nella gestione dei figlirispettivamente nel 33% dei partecipanti nella prima ondata e nel 43% nella seconda, e dellafatica legata al’attività lavorativanel 27% e nel 24% durante rispettivamente la prima e la seconda ondata. Avere unabassa resilienza, cioè minori risorse per gestire lo stress, si è rivelato un fattore di fondo capace difavorire lo sviluppo di un disturbo mentale in risposta alla pandemia, così come ’aver vissuto con intenso stress la possibilità di diffondere il virus e le misure restrittive imposte, vivere da soli o aver smesso di praticare attività fisica durante la pandemia. Tuttavia, se ’aver contratto il Covid e ’aver avuto una storia di disturbi mentali sono fattori che incidono indubbiamente sulla salute mentale in risposta alla pandemia, il non aver mai avuto un disturbo psichiatrico e ’aver “scampato” il Covid sono tutt’altro che una garanzia per la nostra salute mentale».

«I dati dicono che la popolazione che ha sviluppato un disturbo mentale è più giovane di circa 8-10 anni rispetto a quella di chi non ha avuto problemi– spiega la dott.ssaDaniela Caldirola,psichiatra del Centro per i Disturbi d’Ansia e di Panico di 鶹ýAV߿ San Pio X e ricercatrice di 鶹ýAV߿ University.L’età media dei partecipanti che hanno sviluppato un nuovo disturbo mentale è di 37,1 anni nella prima ondata e 31 anni nella seconda ondata, contro rispettivamente un’età media di 47 e 39,2 anni tra coloro che non hanno sviluppato alcun disturbo».

Il supporto del Machine Learning

Lo studio di 鶹ýAV߿ University e di 鶹ýAV߿ San Pio X ha identificato un modello predittivo diMachine Learningcapace di evidenziare ifattori di rischiopiù importanti per la salute e il benessere mentale degli Italiani durante la pandemia. Grazie aun algoritmoche si auto-implementa e apprende attraverso un training basato sui dati ottenuti dalle risposte ai questionari online, i ricercatori sono riusciti a individuare molteplici fattori potenzialmente predittivi dello sviluppo di un disturbo mentale in persone senza preesistenti disturbi psichici e non colpite da Covid. Nel modello iniziale sono state incluse 46 variabili su aspetti individuali pre-pandemia ed esperienze personali legate alla pandemia (tra cui occupazione, stato civile, assunzione di farmaci e patologie, abitudini e stili di vita, gestione dei figli e del lavoro, sensazione relativa alla capacità di gestire lo stress e tempi di recupero della normalità), che durante il training di Machine Learning si sono ridotte alle 8 variabili più importanti che hanno portato ai risultati pubblicati.

Dai risultati alla pratica: cosa fare?

«I risultati di questo studio– sottolinea il prof. Giampaolo Perna –suggeriscono che lariduzione dello stress e del’ansia, il potenziamento della resilienza, il combattere la solitudine e ’incoraggiamento del’attività fisica e sportivapotrebbero avere un importante ruolo protettivo nel favorire il benessere mentale ed evitare la comparsa di disturbi psichiatrici in risposta a stress pandemico.Campagne informative e di sostegno psicologicosu larga scala durante le emergenze di salute pubblica potrebbero aiutare questi gruppi di popolazione più suscettibili allo stress a superare e sostenere meglio tali sfide».